Frana a Vietri, l’allarme dei geologi: “Quasi l’80% del territorio è a rischio”

Le cause predisponenti vengono individuate nella configurazione geologica e geomorfologica: versanti acclivi, rocce soggette a crolli, possibilità di colate rapide di fango e detriti, reticoli idrografici a forte pendenza.

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Dopo la frana che ha interessato il territorio di Vietri sul Mare, arriva la presa di posizione dell’Ordine dei Geologi della Campania, che richiama l’attenzione sulla fragilità strutturale dell’area e sulla necessità di investire con decisione in prevenzione e manutenzione. A intervenire è il presidente Lorenzo Benedetto, che parla di un contesto “storicamente vulnerabile”. “Basti ricordare il tragico evento alluvionale dell’ottobre 1954 che colpì duramente il territorio vietrese, causando oltre 100 vittime, in un più ampio scenario che interessò l’area di Salerno. La memoria di quegli eventi impone oggi un approccio ancora più rigoroso e consapevole”.

I dati

Secondo i dati richiamati dall’Ordine, oltre il 78% del territorio comunale è classificato a pericolosità da frana molto elevata e quasi il 40% della popolazione vive in aree esposte allo stesso livello di rischio. Numeri che, per i geologi, impongono una riflessione seria sulla gestione del territorio. Le cause predisponenti vengono individuate nella configurazione geologica e geomorfologica: versanti acclivi, rocce soggette a crolli, possibilità di colate rapide di fango e detriti, reticoli idrografici a forte pendenza. A questi elementi naturali, ha aggiunto Benedetto, si è sovrapposta nel tempo un’urbanizzazione spesso non adeguata alla reale capacità di carico dell’ambiente. Un quadro che non riguarda soltanto Vietri. “Queste criticità interessano l’intera Costiera Amalfitana, un contesto di straordinario valore paesaggistico ma intrinsecamente fragile dal punto di vista geologico” ha sottolineato il presidente Benedetto.

La prevenzione

Da qui l’appello a rafforzare le politiche di prevenzione attraverso maggiori investimenti strutturali, interventi di consolidamento dei versanti basati su studi aggiornati, manutenzione costante delle opere esistenti e una pianificazione di protezione civile realmente integrata con le conoscenze tecnico-scientifiche. “La sicurezza non può essere affrontata solo in fase emergenziale – ha concluso Benedetto – ma deve diventare una scelta strutturale e continuativa. Investire nella conoscenza geologica e nella prevenzione significa ridurre il rischio e tutelare le comunità”.