Terremoto Campi Flegrei, intervista a Lorenzo Benedetto: «Scosse continueranno, 40 milioni sono inutilizzati»
Fonte: ilmattino.it
Una scossa di magnitudo 4.4, tra le più forti registrate negli ultimi anni ai Campi Flegrei, torna a scuotere la terra e a sollevare interrogativi sullo stato del bradisismo. Per fare chiarezza sulla situazione geologica attuale e sulle prospettive future del territorio, Il Mattino ha sentito Lorenzo Benedetto, presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania.
Lorenzo Benedetto, l’andamento del fenomeno flegreo
«Siamo all’interno di un trend normale. Quella specifica zona epicentrale era già stata interessata da eventi simili: il 30 giugno 2025 abbiamo registrato la magnitudo più elevata, pari a 4.6, e ancora prima, il 26 luglio 2024, un terremoto di magnitudo 4. Sapevamo già, quindi, che quest’area fosse suscettibile a eventi di questa portata».
«Rientra in un trend poiché, come abbiamo sempre spiegato, se la fase di sollevamento del suolo prosegue, è inevitabile che ogni tanto si verifichi una scossa più significativa. Attualmente il sollevamento continua a un ritmo di circa 10 millimetri al mese – pur essendosi ridotto leggermente negli ultimi mesi – quindi dobbiamo purtroppo aspettarci ancora qualche terremoto con questi livelli di magnitudo».
L’impatto differenziato sul territorio
«Fortunatamente siamo abituati a vedere che i danni sul territorio non sono consistenti, l’impatto non è fortissimo. Se analizziamo i livelli di scuotimento sismico e le accelerazioni, notiamo che nella zona di Bacoli – vicina all’epicentro – si è superato il 30% rispetto all’accelerazione di gravità. Si tratta di uno scuotimento significativo per quel territorio, nonostante ciò i danni prodotti sono stati assolutamente lievi. A Pozzuoli, invece, i livelli di accelerazione non hanno superato il 10% rispetto all’accelerazione di gravità, ossia tre volte inferiori rispetto a Bacoli, e infatti lì i danni sono stati lievi o del tutto trascurabili. Questo dimostra l’impatto reale di queste scosse. Il vero tema resta quindi quello di migliorare la vulnerabilità degli edifici esposti a questo rischio nell’area».
Il ritardo nei piani di efficientamento sismico
«È sicuramente urgente. Il piano è strutturato dal 2023, con la legge di conversione del decreto-legge 140 approvata a dicembre di quell’anno. Tuttavia, stiamo vivendo un piccolo paradosso: abbiamo complessivamente 100 milioni di euro già stanziati per il miglioramento della vulnerabilità sismica, di cui 40 milioni sono già disponibili presso la Regione Campania. Nonostante questo, i progetti e le domande presentate dai cittadini per adeguare gli edifici sono ancora pochissimi. Uno dei motivi principali per cui non si stanno avviando gli interventi è proprio l’andamento lento delle richieste da parte dei cittadini».
La percezione della popolazione e la sicurezza delle reti
«La percezione di una scossa dipende da tantissime variabili locali e personali, per cui ognuno tende ad attribuire un’energia diversa all’evento. Scientificamente, però, la scossa è stata esattamente di magnitudo 4.4. Disponiamo di un sistema di monitoraggio collaudatissimo che elabora i dati in tempo reale in modo automatico. La nostra rete di osservazione sismica è tra le più efficienti e complete a livello nazionale, quindi su questo i cittadini possono stare sereni: i dati forniti sono ufficiali e precisi. Se il livello energetico fosse stato superiore, avremmo registrato ben altri danni, che invece non ci sono stati. Più che lamentarsi e ritenere che la magnitudo di 4.4 sia stata sottostimata, inviterei i cittadini ad affrettarsi a presentare le richieste per adeguare i propri edifici».
«L’adeguamento sismico è l’unico vero strumento di difesa che abbiamo. Il bradisismo continuerà, non ci sono segnali che questo fenomeno finisca. Dobbiamo abituarci a convivere con questo rischio, e il modo migliore per farlo è con la consapevolezza che lo strumento migliore per difenderci è rendere le abitazioni sicure e resistenti alla forza che il bradisismo può sviluppare. Bisogna ovviamente tener conto sia della vulnerabilità dell’edificio sia delle condizioni geologiche e geomorfologiche del sito specifico, poiché alcune aree possono risentire di effetti di amplificazione sismica locale. I progetti tengono conto proprio di queste componenti, che noi definiamo di “pericolosità sismica”, per rendere le strutture sicure».
I limiti della prevedibilità sismica e lo stato del monitoraggio
«Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: i terremoti non sono prevedibili nel tempo esatto, non possiamo stabilire il momento preciso in cui avverranno. Sappiamo però con certezza dove possono verificarsi e conosciamo bene gli effetti che possono produrre, grazie a una casistica di lungo periodo. Non stiamo osservando il bradisismo solo oggi; lo abbiamo studiato approfonditamente negli anni ’70 e ’80, quindi ne conosciamo le conseguenze. La rete di monitoraggio attiva nei Campi Flegrei è una delle più efficienti ed efficaci al mondo. Non rileva solo i sismi, ma controlla costantemente la temperatura del suolo, delle fumarole e i volumi dei gas emessi».
«Tutto questo sistema è costantemente supportato dalla Commissione Grandi Rischi e dalla Protezione Civile, per cui le informazioni diffuse sono assolutamente affidabili. Al momento, il dato confortante è che lo scuotimento non ha superato il quinto grado della scala Mercalli sull’intero territorio esposto, traducendosi in danni lievi o nulli. Ripeto, dobbiamo cogliere questa occasione per utilizzare i fondi stanziati, migliorare la vulnerabilità sismica e risanare le abitazioni. Se i cittadini riscontrano problemi burocratici o tecnici nell’accesso alle procedure, devono evidenziarli alle istituzioni competenti affinché si possano risolvere».
Il quadro delle risorse finanziarie disponibili
«Inizialmente si parlava di 100 milioni, ora il Ministro Musumeci ha fatto riferimento a 250 milioni complessivi. Come dicevo, una parte consistente di questi (40 milioni) è già fisicamente nelle casse della Regione, quindi è fondamentale attivarsi per utilizzarli concretamente attraverso la presentazione dei progetti».
Il punto sulla situazione economica
Il vero nodo della gestione del rischio sismico nei Campi Flegrei resta l’adeguamento del patrimonio edilizio privato. I numeri evidenziano un blocco operativo: a fronte di risorse ingenti, la risposta dei cittadini in termini di istanze presentate è ancora insufficiente. La disponibilità economica immediata di 40 milioni di euro presso gli uffici regionali rappresenta l’opportunità principale per ridurre la vulnerabilità strutturale dell’area flegrea, in un contesto geologico in cui la convivenza con il fenomeno sismico rimane una necessità permanente.

